Freedom as a lifestyle – Cape Town, South Africa

A pochi minuti dall’aeroporto internazionale di Cape Town, nel quartiere di Sea Point, si trova la scuola di lingue, una costruzione tipicamente coloniale, con alcune magnifiche vetrate colorate e i muri interni dipinti di giallo.

La posizione della scuola è ottima.

Clifton - Cape Town

Nei dintorni si trovano, infatti, molti buonissimi ristoranti (Posticino, a neanche venti metri dalla scuola, Massala, buonissimo ristorante indiano ecc..) e a neanche dieci minuti in autobus ci si trova di fronte alle splendide spiagge di Camps Bay e Clifton Bay: sabbia bianchissima, acqua trasparente e scultorei massi che decorano la spiaggia come fossero la scenografia di un set fotografico…

Un centro commerciale a neanche dieci minuti a piedi, dove è possibile acquistare beni di ogni tipo, cambiare e/o ritirare denaro, comprare schede telefoniche e anche sim locali, permette di accedere a tutte le utilità necessarie. Davanti alla scuola passano regolarmente dei piccoli autobus che non hanno fermate fisse ma che si fermano laddove qualcuno aspetti sul ciglio della strada per portarlo in qualsiasi direzione, a prezzi veramente economici e accompagnando il viaggio con musica africana e tipica atmosfera locale.

Il residence, situato nello stesso edificio della scuola, dispone di diverse tipologie di camere ( singole/doppie/triple..) con bagno privato, molto spaziose e che vengono pulite ogni giorno. Lo standard è buono, per chi non ha eccessive pretese. Il grande vantaggio di questo tipo di sistemazione è che, alloggiando nel residence, si stringono della bellissime amicizie essendo il residence dotato di un bel bar, con personale molto simpatico, di un’area ricreativa comune, di un bellissimo giardino dove possono anche organizzarsi grigliate ed una piccola piscina.
Se invece si volesse uscire la sera e conoscere i locali notturni di Cape Town, si può farlo con gli amic, così da evitare qualsiasi rischio legato all’uscire da soli di notte in una città dove è comunque meglio stare attenti.

La scuola mette inoltre a disposizione un “safe” dove gli studenti possono depositare i propri oggetti di valore/soldi/passaporto senza correre alcun rischio.

Nell’area ricreativa comune inoltre è possibile accedere ad internet in qualsiasi momento grazie alla rete wireless e a cinque computer messi a disposizione degli studenti.

Corsi

Quanto alle lezioni di inglese, esse sono tenute da professori del posto, molto qualificati e consistono in una serie di esercizi svolti in classe al fine di apprendere le corrette forme di use of english, esercitazioni di lettura e comprensione del testo e conversazioni su diversi temi proposti dal professore volti a migliorare ed estendere il proprio vocabolario. Ciò che colpisce soprattutto è il rapporto umano che si viene a creare col professore che sicuramente lascia un ricordo piu significativo rispetto al classico “made in England”.

Tutto il personale della scuola è molto disponibile e “easy going”. Ogni giorno vengono organizzate attività molto interessanti ( visite della città, musei, della table montain ecc..) a cui gli studenti possono scegliere se partecipare o meno. Inoltre Cape Town è un punto di partenza ideale per visitare la costa meridionale dell’Africa e alcuni degli scenari piu belli del pianeta.

Nadia S.

Periodo di studio ad Edinburgh

Edinburgh

La scelta di trascorrere un periodo di studio ad Edinburgh si è rivelata particolarmente felice. La città si presenta come un fantastico connubio tra la dimensione culturale e quella ludica. Durante il giorno gli antichi monumenti dedicati alle grandi personalità del passato, le mistiche chiese gotiche, i lugubri cimiteri, i musei, gli angusti vicoli del centro (detti close) e le vetuste residenze del potere, espressioni della storia secolare della città, condurranno i visitatori in un lontano passato, spesso dalle tinte fosche. Inoltre, è possibile immergersi nella rigogliosa natura scozzese rimanendo estasiati dalle incantevoli valli e dalle lussureggianti foreste partecipando ai tour organizzati, di breve o lunga durata, che vi porteranno in giro per tutto il territorio nazionale.

Ma la storia di Edinburgh passa anche attraverso la miriade di piccoli pub ove ogni sera è possibile gustare della buona birra oppure, per i palati fini, dell’ottimo whisky, lasciandosi trasportare dalle note della musica suonata dalle tante mini-band che si esibiscono nei locali; il tutto avviene in una atmosfera calorosa,quasi familiare,che fa dimenticare di trovarsi in un paese straniero, lontano migliaia di chilometri da casa. E così senza neanche rendersene conto si trascorre piacevolmente qualche ora chiacchierando in inglese. Sempre nei pub è possibile cimentarsi nella tradizionale danza scozzese, detta “ceilidh”; superato il primo imbarazzo, si è travolti dal movimento vorticoso di questo ballo di gruppo che, salvo brevi interruzioni, prosegue per circa due ore al termine delle quali un grande cerchio rende testimonianza del sodalizio umano che si è sviluppato durante questa breve ma intensa esperienza.

Chi poi, dopo la chiusura dei pub, fissata normalmente intorno alla mezzanotte, è interessato a continuare la serata può sempre recarsi nei tanti locali notturni aperti fino alle tre del mattino.

Certamente non si può lasciare Edinburgh senza aver assaporato il classico piatto scozzese detto haggis (meglio durante il giorno che la sera) oppure le deliziose zuppe e le sublimi salsicce.

Sebbene il residence presenti molti aspetti positivi, non si può però sottacere una piccola mancanza, soprattutto se si considera il costo per stanza alla settimana, ossia l’assenza di un sistema wifi che consenta di collegarsi alla rete internet senza fili.

Nicola

Il mio soggiorno linguistico a San Francisco, CA

SF skyline from the bay

260m. La Transamerica Pyramid rende questa skyline inconfondibile tra tutte. La sua punta si perde spesso nella nebbia che sale all’improvviso, ma fedele rituale quotidiano, dalla baia circostante. Atteraverso questo stretto braccio di mare sono passati i pionieri della corsa all’oro nel XIX secolo, e da qui prende il nome il vero simbolo di questa città, il Golden Gate Bridge. Molte volte ho cercato di pensare a qualcosa che fosse del suo stesso colore o che, almeno, vi somigliasse un po’. Nulla da fare. Lo scelse l’architetto Irving Morrow perché…perché….perché era bello, semplicemente, e si intonava al resto del paesaggio, in armonia con il blu dell’oceano e il verde delle colline. San Francisco è elegante, è esteta. Da allora, quella tonalità rosso-arancio è solo sua. Si tinge di rosa nei tramonti della bella stagione, quelli si vedono a Novembre stando seduti sulle colline di Marin County. E’ infatti questo il periodo migliore per visitare questa zona, durante quella che i californiani chiamano Indian Summer. Ed è proprio in pieno autunno che decido di tornare a San Francisco.

Alamo Square

Tamburello con i piedi di fronte al nastro che consegna i bagagli del volo KLM proveniente da Amsterdam, per niente ansiosa di non trovare la valigia, impaziente invece di rivedere quella città con la quale sento di avere molti conti in sospeso. 
Prendo la linea gialla della BART, che collega in pochissimo tempo SFO International a Downtown. Fuori dal finestrino sfilano le tipiche casette prefabbricate delle periferie americane. Aggiorno il mio diario di viaggio. Mentre tengo ancora lo sguardo fisso sulle pagine, sento che mi si tappano le orecchie: è questo il momento in cui mi rendo conto che tra me e San Francisco c’è ormai solo quel breve tratto di mare sotto il quale nuota ora il mio treno.
Embarcadero o Civic Center? Nessuna delle due, decido -all’ultimo, come faccio sempre- di scendere alla stazione di Powell Street, nel cuore della città. Nel momento in cui l’ingranaggio della scala mobile si mangia l’ultimo gradino, lo spettacolo comincia: grattacieli luminosi, fiumi di persone che si riversano sulle strade, e tanti, tantissimi colori ovunque. San Francisco mi accoglie così come l’avevo lasciata: spumeggiante, originale, di un fascino che ammalia.
 L’entusiasmo vince sul jet-lag, e la prima tappa di questo pomeriggio è Alamo Square. Va per la maggiore su tutte le cartoline, ma a vederle con i propri occhi queste casette vittoriane color pastello sono più belle di un quadro. La collina di fronte è punteggiata di tovagliette da pic-nic, bambini che giocano, papà che si slacciano le cravatte e giocano insieme a loro, ragazzi che studiano.

San Francisco è una città che non ha fretta. La percezione del tempo negli Stati Uniti è una questione complessa, a cominciare dai fusi orari: 4 per un solo Paese, non male. Cliché o no, questa è una nazione che corre, corre dietro a qualunque cosa: la velocità -di spostamento, di produzione, di progresso- è il suo marchio di fabbrica. Ma non a San Francisco. Qui non ci si sbraccia strillando dietro ai taxi, non ci si aggrappa ai clacson delle macchine (ti bastano pochi giorni qui e capisci che avere un’automobile equivale ad un mezzo flagello divino); la gente ha tempo di fermarsi e chiederti come stai, come ti chiami, che ci fai negli Stati Uniti.

Già, che ci faccio io negli Stati Uniti?
Ci sono venuta a fare un giro, perché mi mancava San Francisco. Ci sono venuta a sentire un po’ di American English, perché mi mancava anche quello. Prima di partire avevo deciso, a proposito, di iscrivermi a un corso di inglese la mattina. Era un’esperienza che avevo già fatto a San Diego, e l’idea di frequentare di nuovo una scuola di lingua insieme ad studenti internazionali mi piaceva: quale posto migliore per me, amante dell’inglese e perennemente, insaziabilmente curiosa di conoscere culture da tutto il mondo!


Il mattino dopo -eh no, oggi il jet-lag si sente eccome, e il mal di testa conferma!- i cuochi del mio residence mi preparano per colazione un enorme piatto di pancakes allo sciroppo d’acero: delicious! Li ringrazio e ci scambio due parole, contagiata dalla cordialità di questa gente. Ancora non sapevo che, alla fine della vacanza, li avrei salutati con il magone e i lacrimoni.
Esco un po’ in anticipo, voglio andare a piedi. Andando verso Downtown, Sutter Street è tutta in discesa…e per fortuna, perché le salite di SF appena svegli non si affrontano! Quaderni sotto braccio, coffee-to-go in mano e naso all’insù, what else to feel good? Una passeggiata di venti minuti finita la quale mi rendo conto di tre cose: finirò per adorare questa città, è il 15 Novembre e sono in giro in maglietta, e…mi è passato il mal di testa!
D’un tratto mi trovo su Market Street, la spina dorsale di San Francisco. Inciampo sulle rotaie del tram: macchia di caffè regolare sulla maglietta di cui sopra, regolarmente bianca. Già, il tram! E’ la linea F, che da Castro (il quartiere-arcobaleno, come lo chiamano qui) marcia fino all’Embarcadero, la zona del porto e dei moli. L’avrei presa tantissime volte nel corso di quelle tre settimane, tanto da fare amicizia con uno degli autisti. Ci facevamo delle lunghe chiacchierate sulla storia della città, la ripresa dopo il devastante terremoto del 1906, sull’american way of life, sul sistema educativo negli Stati Uniti. Alexis sarebbe stato per me una fonte inesauribile di notizie e -ma questo lo realizzai solo dopo essere tornata a casa- un buon amico.

Proprio su Market si trova la mia scuola, St Giles International. Si tratta di un edificio storico, che ti salta all’occhio incorniciato tra i grattacieli moderni del Financial District. Ma, di nuovo, San Francisco mi insegna qualcosa: qui il contrasto è armonia. E che sia armonia tra palazzi, persone, tra sole e nebbia…questo non fa differenza.

La scuola è luminosa, accogliente, sorridente. Tutti in aula “Sausalito” per il test di livello e l’orientation: il pensiero di tornare studentessa per due settimane letteralmente mi entusiasma! Dopo un breve colloquio orale salgo al secondo piano, dove c’è la cafeteria. Addocchio subito i muffin al mirtillo, la mia passione, e lancio una sfida all’italiana: ordino un cappuccino. Beh, volete la verità? Non è niente male! Mi siedo a un tavolino a scrivere ancora qualche nota sul mio diario, anche se trasferire su carta l’atmosfera di San Francisco si rivela già più difficile del previsto. Non passa che qualche minuto e tre studenti mi chiedono se possono sedersi vicino a me. Si tratta di un ragazzo svizzero, una brasiliana e un koreano. Mi raccontano della loro esperienza qui, e fanno qualche domanda su di me: da dove vengo, cosa faccio in Italia,…e in un attimo ho già un programma per il pomeriggio, un giro insieme al Farmer’s Market! Ci sono posti, come questo, dove San Francisco fa sentire un’eco europea: ci sono tantissimi mercatini all’aperto, dove le mele non sono lucide e gigantesche (leggi: veri e propri cocomeri) come nei supermercati, ma hanno le loro brave macchioline e profumano di autunno. Altre bancarelle vendono miele di tutti i tipi, libri usati, dischi in vinile, foulard ricamati a mano. Un’isola felice in mezzo alla produzione in serie americana.


Nei giorni successivi conosco i miei compagni di corso. Tra loro c’è anche il ragazzo koreano, che mi presenta agli altri studenti della classe. Mi colpisce in particolare una ragazza di origini algerine, cresciuta in Grecia e trasferitasi poi a Parigi. Parla cinque lingue e si interessa di tantissime cose. Ogni giorno avrebbe portato in classe un articolo di giornale da discutere insieme a noi, invogliandoci piano piano a fare lo stesso. Le lezioni sono coinvolgenti, divertenti e basate sullo scambio di opinioni tra noi e l’insegnante, una ragazza giovane ma preparatissima e anche molto simpatica! Nonostante io parli un inglese fluente già da un po’, mi rendo conto di qualche errorino di grammatica e imparo ogni giorno parole nuove: è proprio vero, ci si può sempre migliorare! Capisco subito che questo corso sarà utilissimo per correggere diverse imperfezioni che mi porto dietro dai tempi del liceo e ampliare il livello del vocabolario attraverso letture e film in classe, produzione scritta di brevi testi e lavori di gruppo. Questi, soprattutto, sono un’imperdibile occasione per parlare con gli altri studenti delle nostre rispettive culture, discorsi che poi solitamente proseguono durante le pause di fronte all’ennesimo muffin ai mirtilli o a pranzo una volta finite le lezioni.

Chinatown

A proposito…San Francisco, paradiso dei buongustai! Sfatiamo immediatamente l’equivalenza Stati Uniti=McDonald’s. O meglio sì, è così, ma non solo. Basta saper cercare! Qui è pieno di posticini deliziosi dove si può mangiare davvero di tutto. Ottimi piatti di pesce sul molo con crostacei che sfiorano la prelibatezza (granchi e aragoste soprattutto), eleganti ristoranti francesi, locali italiani a North Beach che sfornano pizze da farci impallidire. Oggi opto per qualcosa di orientale dato che nel tardo pomeriggio la scuola ha organizzato un tour di Chinatown. Un passo al di là della Porta, e ti trovi catapultato in un altro mondo. Sono praticamente l’unica europea, ed è un’esperienza culturale molto forte. Quella di San Francisco è infatti una delle Chinatown più autentiche rimaste nel mondo occidentale. Qui la comunità cinese vive gelosamente ancorata alle sue tradizioni, come un atomo di orientalità incastonato tra i grattacieli che svettano sullo sfondo, che soli mi ricordano di essere negli Stati Uniti.

Where East meets West, dice un graffito sul muro nel Mission District, e lo si sente dire spesso qui. E non potrebbe essere più vero. A SF ti capita di percorrere ponti tutti i giorni, ma non si tratta solo di quell’inimitabile rosso-arancio del Golden Gate, o dell’argento del Bay Bridge per andare da una parte all’altra della baia. Sono ponti invisibili tra mondi diversi, tra culture.
C’è una riproduzione del Pensatore di Rodin all’ingresso del Palace of the Legion of Honor. Ci si arriva dopo una passeggiata tra le colline del Lincoln Park, seguendo –non a caso- le indicazioni per Land’s End. C’è quest’ultimo lembo di terra che si tuffa nell’Oceano e, al di là di esso, lo sguardo che si spinge sempre più verso Ovest finisce per intravedere quello che noi chiamiamo Estremo Oriente. E’ un luogo affascinante, dove torno spesso per percorrere con la mente il più grande dei ponti invisibili.
Vi lascio con una citazione del giornalista ungherese Sàndor Màrai che, di fronte a quella statua, colse come pochi altri l’anima di questa magica città:

Golden Gate Bridge

“Dalla cima a picco sull’Oceano, questa figura bronzea è la personificazione dell’ideale europeo, la soglia su cui l’idea dell’Occidente incontra la prospettiva di un’altra parte del mondo. Queste soglie esistono, e una di esse è qui”.

Ci sarebbero moltissime altre cose che potrei raccontarvi…ma questa sarebbe solo la mia San Francisco.

Elena C.

Sospirando a Granada

È un racconto che ho scritto ieri notte sulla mia esperienza a Granada…
Un sospiro lungo e intenso, che scende piano sul mio corpo e prontamente inonda l’anima…
Chiudo gli occhi e li rivedo accecati dal sole del mattino, una fresca luce domenicale che sospinge le mie assonnate gambe verso la collina dell’Alhambra… giro l’angolo e mi fermo, sento qualcosa… ecco il sospiro, la magia ha inizio..
Il mondo è qui, attorno a me che lo domino dall’alto… la città ancora dorme, dolcemente adagiata alla collina come un bimbo appena nato tra le braccia della mamma… i profumi del passato vivono intensi in questo angolo di cielo, dove i colori scaldano e gli odori ammaliano… tutto è speciale, cosi come questo sospiro che non mi vuole più lasciare… tanto vale accontentarlo, sarà il mio compagno di viaggio…

Dove andiamo, gli chiedo… ma il sospiro non risponde… mi lascio guidare… e come d’incanto mi trovo a camminare tra piccole e simpatiche casupole, espressione eterna di un tempo ormai andato… vivo minuti nuovi, secondi intensi, istanti magici… e poi mi fermo, a bocca aperta… la collina da cui dominavo il mondo è proprio li, di fronte a me… sono io ora a essere tra le braccia della mamma… stringimi forte fino a quando cala il buio… grazie sospiro, sei stato fantastico… andiamo a dormire ora… ma non mi lasciare…

Apro gli occhi e il sospiro è ancora li, sono proprio fortunato… vestiti, mi dice, ora tocca a te… io sarò al tuo fianco ma voglio vedere se mi meriti…
Vestito del mio sorriso mi incammino lentamente verso scuola, eccitato come un bambino al suo primo giorno… quello stesso bambino cresciuto tra le braccia della mamma e ora pronto a spiccare il volo…

A chi non piacerebbe volare, chiede il sospiro… a nessuno, rispondo io… e allora volo, facendo sparire le ore e correre i giorni, divertendomi come quello stesso bambino a cui la maestra ha dato nuovi amici e piacevoli passatempi… che bello volare, avevi ragione sospiro…

Volare è bere una birra irlandese con amici olandesi.
Volare è provare un tè arabo con compagni greco – francesi.
Volare è mangiare una paella nord-europea con tutto il mondo.

Questo è volare… ballare con le tue amiche spagnole dopo aver conosciuto un angolo di America… parlare con un asiatico dopo aver camminato ogni giorno in centro Europa… che bello volare…

Ma volare è anche aver paura di atterrare… e cosi… lentamente, senza accorgermene… apro gli occhi e la valigia è pronta, il bus mi aspetta, Granada mi abbraccia e dice ciao… come la mamma con il suo bambino ormai adulto… con un sospiro lungo e intenso, che ora lascia il mio corpo ma per sempre ne inonderà l’anima…

Giovanni Moretti

Alla scoperta di Malta

Questo è un racconto nato dopo 5 giorni passati sulle isole di Malta nello scorso ottobre 2010…
Sguardi curiosi che piovono su verdeggianti colline, porte di antichi villaggi segnati dal bianco che fu, tra il ventoso blu del mare e malinconici grigiori di un autunno inaspettato…Amici carpe diem, espressivo ricordo di rapide istantanee: allegri panorami italo-cechi illuminati dal caldo sole spagnolo, gioiosi angoli di svizzera allietati dalla spontanea dolcezza bolognese, variegate colline svedesi circondate dagli impervi confini francofoni e tanto, tanto altro… piscine stradali e preistorici bus, silenziosi castelli e movimentali locali, fresche birre e corpose pietanze locali… questa è Malta… caos calmo, complicata semplicità, antica modernità…

Giovanni Moretti

La Svizzera ed il plurilinguismo

Perché la Svizzera è conosciuta come un paese plurilingue?

Gli elvetici vivono, in effetti, in un paese di diversità: diversità culturale, naturalmente, a causa dei numerosi stranieri residenti in Svizzera, ma soprattutto diversità linguistica: la Svizzera ha quattro lingue nazionali (tedesco, francese, italiano e romancio), di cui le prime tre sono lingue ufficiali. La maggioranza della popolazione vive in Svizzera tedesca, la parte del paese in cui si parla tedesco. Si tratta tuttavia di dialetti svizzero-tedeschi, piuttosto che della lingua tedesca vera e propria; per questa ragione, un tedesco che viaggia in Svizzera non comprenderà (o talvolta con molta difficoltà) questi dialetti svizzero-tedeschi. Nella parte ovest del paese, invece, si parla francese.

Quattro cantoni sono solo francofoni

  • Ginevra, Vaud, Neuchâtel e Giura

mentre tre cantoni sono bilingui (tedesco e francese)

  • Berna, Friburgo ed il Vallese

Se il tedesco e il francese restano stabili (il tedesco rimane in testa con il 63,7%, il francese mantiene il secondo posto con il 20,4%), l’italiano e il romancio invece indietreggiano. L’italiano (6,5%) viene parlato in Ticino e in quattro vallate nel sud dei Grigioni: quest’ultimo cantone è trilingue perché vi si parla tedesco, italiano e romancio, una lingua con radici latine, parlata dallo 0,5% della popolazione e dunque il gruppo linguistico più esiguo della Svizzera.
È dunque vero, come asserisce il titolo di un articolo pubblicato su 20 minutes, che « gli svizzeri salgono sul podio delle lingue». In effetti, in Europa solo i lussemburghesi e gli olandesi parlano più lingue. Ma se un adulto parla in media, in Svizzera, due lingue straniere, bisogna dire che gli svizzeri francesi sono meno “dotati” degli svizzero-tedeschi e dei ticinesi.

Se la Svizzera è un paese plurilingue per delle ragioni geografiche e culturali, ci si domanda allora qual è l’atteggiamento degli svizzeri riguardo a questa diversità linguistica e alle lingue in modo particolare. Per esempio, per quanto riguarda le ragioni che spingono gli elvetici ad imparare una lingua, quella che viene citata più spesso è la soddisfazione personale (53% degli intervistati). Segue la voglia di comunicare durante le vacanze all’estero (50%), il desiderio di capire meglio le persone di cultura diversa (39%), la possibilità d’incontrare gente di cultura diversa (34%) ed infine le ragioni professionali (35%).
E che dire di una lingua ‘internazionale’ come l’inglese? In Svizzera, la lingua di Shakespeare non ha il ruolo di lingua veicolare che le si attribuisce normalmente. Quando si esprimono in una lingua straniera, gli svizzeri utilizzano più spesso il tedesco o il francese, anche se l’inglese è considerato come la lingua straniera più utile dal 92% degli svizzero-tedeschi. Questa percentuale scende all’88% in Svizzera francese e al 77% in Svizzera italiana.

«L’inglese è importante in certi settori dell’economia ma riguarda solo una piccola parte della popolazione», spiega Iwan Werlen, Professore dell’Università di Berna, che ha diretto la ricerca.

La diversa importanza che gli svizzeri attribuiscono alle lingue secondo la regione dove abitano non riguarda solo la lingua inglese ma anche le rispettive lingue parlate. Mentre in Svizzera francese la percentuale degli intervistati che considerano il francese come una lingua che gode di un certo prestigio sale al 55%, essa è invece molto debole in Svizzera tedesca (tedesco standard 17%, svizzero-tedesco 4%) ed in Svizzera italiana (italiano 6%).
Il plurilinguismo è una questione che divide anche il mondo politico elvetico. Nel 2007, il Parlamento ha deciso che i cantoni possono mantenere la libertà di insegnare le lingue straniere nell’ordine che preferiscono. La nuova legge sulle lingue prevede tuttavia che la scuola dell’obbligo assicuri le competenze in almeno una seconda lingua nazionale e in un’altra lingua straniera.

Pur trattandosi di una questione complicata, il plurilinguismo rappresenta una ragione di orgoglio per gli svizzeri. È vero, sono sul podio delle lingue, e anche se sono al terzo posto in confronto ai lussemburghesi e agli olandesi, ci rimarranno ancora a lungo.

Fonte: swissinfo.ch

La rete, strumento economico per approfondire lo studio delle lingue

Web. Videoconferenze, test, file audio o video: Internet trabocca di possibilità per approfondire lo studio delle lingue dopo un soggiorno linguistico.

Desiderate consolidare le vostre conoscenze di una lingua dopo un soggiorno linguistico a costi minimi? La rete vi offre certamente tutto quello di cui avete bisogno. Il sito e-anglais.com vi propone per esempio un test interattivo a seconda del vostro livello. La BBC invece dedica uno spazio speciale sul suo sito a dei film e storie da scaricare nella lingua di Shakespeare. Viene spiegato il vocabolario specifico. La comunità KanTalk invita da parte sua gli internauti ad utilizzare una lingua straniera per parlare tra loro, grazie all’integrazione del software Skype.
Il servizio Skypecast consente perfino di aumentare il numero dei partecipanti alla conversazione.
Nell’ambito delle offerte a pagamento, la piattaforma Learnissimo.com
propone dei corsi di conversazione in videoconferenza insieme a dei docenti di madrelingua. Essa funziona in base al principio della comunicazione ‘democratica’ utilizzata da Ebay oppure da Wengo. È possibile proporsi come insegnante o iscriversi come studente. Questi ultimi fanno la loro scelta a seconda di vari criteri: prezzi del corso, video di presentazione, disponibilità e valutazione dei vecchi allievi.

Per quanto utili ed interessanti, gli strumenti offerti dal Web per l’apprendimento di una lingua straniera restano tuttavia secondari rispetto all’esperienza di un soggiorno linguistico, nel quale è possibile ‘vivere’ la lingua, entrare in contatto con la gente del posto, conoscerne da vicino la cultura, creando così un rapporto attivo e stimolante che risulta impossibile nel momento in cui il discente interagisce solo con un computer.

Scegliere una lingua straniera… 12 consigli

12 consigli per scegliere una lingua straniera:

Esigenze professionali? Interesse personale? Curiosità intellettuale? Studi? Viaggi? Ritorno alle origini? Trasferimento all’estero? Le motivazioni che ci spingono ad imparare una lingua straniera sono differenti e varie. Talvolta, la scelta è obbligata: vi trasferite in un altro paese e ne imparate la lingua oppure lavorate in un ambito che vi porta ad imparare quella lingua o quell’altra… Ma talvolta è necessario ponderare bene questo tipo di scelta. Vi chiedete: “Non ero bravo nelle lingue a scuola” oppure “una persona adulta non può imparare una lingua straniera”. Rasserenatevi, questi dubbi si rivelano infondati quando ci si sente motivati. Certo, imparare una lingua costituisce un investimento di lunga durata. Ciò richiede molta motivazione per un periodo di tempo talvolta lungo. Per non perdervi per strada e non stancarvi mai di studiare una lingua straniera, è necessario avere un buon approccio a questo tipo di cosa. Se la scelta della lingua che avete fatto non vi soddisfa, rischiate di abbandonare molto presto quello che diventerebbe una confusione totale.

Allora, per evitare di sbagliare e di perdere tutta la vostra motivazione, ecco qui di seguito 12 consigli indispensabili. Scegliete:

1 – una lingua utile:

Se non sapete quando esattamente potrete utilizzare le conoscenze linguistiche acquisite, allora non avete fatto la scelta giusta. La possibilità di imparare non basta ad assicurare un buon apprendimento: i bambini che pure hanno a scuola tutte le possibilità per acquisire una buona padronanza della lingua non sempre ci riescono.

2 – una lingua “facile”:

Per lingua “facile” si intende simile alla vostra madrelingua (nessuna lingua è veramente facile da imparare ma questa è un’altra questione). Qualunque sia la lingua scelta, la pronuncia e il vocabolario saranno comunque diversi, per cui non è necessario complicare le cose con un alfabeto o una sintassi troppo diverse.

3 – una lingua diffusa:

Più una lingua è parlata da un elevato numero di persone, più avrete modo di accrescere il numero degli interlocutori in varie situazioni della vita quotidiana, dal lavoro alla vita privata, all’estero, certo, ma anche nel vostro paese. Questo vi consentirà anche di trovare più facilmente dei corsi.

4 – una lingua per la quale potete trovare dei supporti di apprendimento:

Una lingua per la quale è difficile trovare dei supporti di apprendimento rappresenta il modo migliore per scoraggiarsi. Per imparare in modo corretto ed essere sempre motivati, dovete poter fare ricorso alla musica, ai film, ai documentari, ai giornali, alle metodologie di apprendimento in formato cartaceo e/o audio… Certo, sono le lingue più diffuse ad offrire maggiori strumenti di supporto, essendo questi ultimi, tra l’altro, facilmente reperibili.

5 – una lingua richiesta sul mercato del lavoro:

Abbiamo già detto che, per mantenere viva la motivazione, vi conviene scegliere una lingua che vi può essere utile e che potete mettere in pratica. Non esitate quindi a scegliere una lingua che vi possa aprire le porte sul mercato del lavoro. È in questo modo che comprenderete l’importanza della lingua che avete imparato.

6 – una lingua “vicina” a voi:

Non ci si rende spesso conto dell’aspetto puramente pratico dell’apprendimento. Se desiderate imparare una nuova lingua, è meglio trovare un corso che sia più “vicino” a voi. Se si deve andare lontano per seguire i corsi, la vita quotidiana rischia di riprendere il sopravvento e la vostra motivazione finirà per venire meno.

7 – una lingua vicina geograficamente:

Iniziate ad imparare una lingua che si parla in un paese vicino al vostro. Ciò vi darà l’opportunità di praticarla più spesso insieme a dei parlanti madrelingua nel cuore della loro cultura, in quanto avrete più facilmente e più spesso l’occasione per andare nel loro paese.

8- una lingua vicina affettivamente:

In mancanza di una lingua vicina geograficamente, potete scegliere di imparare una lingua perché è la madrelingua di un membro della vostra famiglia, un amico, il vostro compagno/compagna o qualsiasi altra persona a cui siete legati. Avrete ancora un’altra volta l’opportunità di praticarla più facilmente e più spesso.

9 – la lingua di un paese che desiderate visitare:

Siate onesti con voi stessi, volete imparare la lingua vietnamita per esempio, perché è una lingua che vi affascina. Ma pensate veramente che andrete un giorno in Vietnam per lavoro o semplicemente come turisti? Se la risposta è negativa, vuol dire che non avete scelto bene la lingua che volete studiare.

10 – di imparare le lingue una alla volta:

Se desiderate imparare più lingue, evitate di studiarle tutte allo stesso tempo. Finirete per confondervi e la vostra motivazione ‘annegherà’ in questa valanga di informazioni. Questo complesso esercizio deve restare una prerogativa dei linguisti. Il vostro cervello deve essere in grado di separare le cose, per cui non iniziate lo studio di una terza lingua senza aver prima assimilato bene la seconda.

11 – di imparare una lingua più “facile” prima di una più “difficile”:

Se desiderate imparare più lingue, iniziate da quella che corrisponde ai punti da 1 a 4. Questo vi consentirà di “mettere il piede nella staffa” con una lingua che non vi farà perdere la vostra motivazione. Potrete a quel punto avvicinarvi ad una lingua più “complessa”. In altre parole, non imparate il cinese prima di imparare l’inglese o lo spagnolo ma fate piuttosto il contrario.

12 – una lingua che vi piace:

Ultimo consiglio ma non per questo meno importante, fate qualcosa che vi piace! È scegliendo una lingua che vi piace che avrete più possibilità di mantenere viva la vostra motivazione fino in capo a questo viaggio complesso ma ricco di sfaccettature. Il piacere personale non può essere l’unica motivazione ma costituisce un fattore importante in ogni tipo di apprendimento perché rende il tutto senz’altro meno difficile.